Chiudono i punti vendita: Colpa dell’e-commerce?

Centri commerciali, negozi e botteghe stanno attraversando un periodo di profonda crisi e c’è chi dà la colpa di tutta questa apocalisse al web.
Sul fatto quotidiano qualche giorno fa non ho potuto fare a meno di soffermarmi sulla seguente news, Saldi e shopping: ogni volta che comprate online una persona viene licenziata”.

Leggendo l’articolo in questione sembra quasi che l’e-commerce sia il male assoluto della crisi che stanno attraversando i molti negozi fisici sparsi sul territorio italiano.

Ma è veramente cosi?!?!

Basta fare un giro all’interno del centro commerciale vicino casa per rendersi conto che c’è qualcosa che non va. Locali sfitti, chiusi, dove capeggiano nelle varie vetrine ormai da mesi se non da qualche anno grandi poster che riportano a caratteri cubitali frasi del tipo: Prossima apertura, Locale in ristrutturazione. Seee, come no!! Bugie!!

Non che le cose cambino poi molto se si prova a fare un giro per le vie principali della propria città. C’è qualcosa di diverso rispetto a qualche anno fa, strade deserte, saracinesche abbassate, sulle quali si trovano spesso cartelloni sbiaditi dove c’è scritto quasi sempre “affittasi”, “vendesi”. Sembra quasi di essere entrati a Chernobyl, quei quartieri che una volta erano un tripudio di persone, di gioia, un via vai di famiglie con appresso i loro bambini festanti, sono diventati cattedrali deserte, avvolte in un silenzio inquietante.

La storia si ripete. Tempo fa anche in Italia iniziavano ad aprire i primi centri commerciali e molti si schieravano a difesa degli stessi. Porteranno molto lavoro, sono il futuro delle vendite, i prezzi si abbasseranno e tanto altro di positivo affermava qualcuno. Altri ancora al contrario si schieravano contro questi colossi di cemento, additandoli come il male da cui guardarsi, stare alla larga. Faranno chiudere tutti i piccoli commercianti, inquinano, chi finisce a lavorare all’interno viene sfruttato, e tanto altro di negativo.

Sta di fatto che nel bene o nel male il progresso non può essere fermato, i centri commerciali hanno aperto, e invaso piccoli e grandi centri urbani. E mentre questi big della GDO spuntavano come funghi le piccole attività commerciali hanno lentamente cessato di esistere. Com’è anche vero che oggi, in molti casi, lavorare in un centro commerciale o un punto vendita appartenente a qualche noto brand significa se va male stare lì dentro in “nero” per 8/10 ore al giorno, con stipendi da fame. Una commessa viene pagata anche €500 al mese!! Se va bene, si fa per dire, devi lavorare dalle 8/10 ore al giorno mentre su carta sei registrato come part time!! Tredicesima, quattordicesima una volta incassate con assegno o bonifico devi renderle per intero in contante al titolare dell’azienda. Ferie, malattia, maternità non esistono!

Questo modo di fare, personalmente non lo definisco lavoro. La verità e che molte delle aziende presenti sul territorio del bel paese sono solo di facciata. Questo tipo di realtà aziendali non investono, non innovano, su nessun fronte, né in risorse umane, né in software, né in tecnologia, non fanno nemmeno marketing. Per non parlare di quelle che poi sono rimaste ancorate a logiche commerciali del passato, 6x3, volantini, che nell’era dei social, del web, difficilmente funzionano.




No tranquilli non ho voglia di navigare nel mare di pupù che c’è in Italia, né tantomeno annoiarvi a riguardo ma ritornando all’articolo da me citato all’inizio, veramente l’e-commerce è un male così grande!?!?

Direi proprio di no, perché ciò che conta per il cliente finale è il “Prezzo”, poco importa di cosa ci sia dietro una realtà aziendale, se qualcuno verrà sfruttato, licenziato o meno. Il cliente vuole risparmiare e nel 99% dei casi conviene sempre acquistare sul Web.

Il cliente vuole la comodità, la garanzia e una moltitudine di ulteriori servizi che il punto vendita sotto casa non offre più, oppure per averli bisogna pagare a parte.

Piuttosto le aziende invece di cercare i clienti offline fuori dalla rete attraverso volantini, 6x3 dovrebbero pensare di affiancare agli stessi utili iniziative di "web marketing", "email marketing", "sms marketing", e tanto altro.

Sul web ci sono delle regole ben precise, percorsi da seguire.

Solo perchè hai il numero di cellulare del cliente non puoi mica pensare di tempestarlo di SMS proponendo offerte di ogni tipo utilizzando lo smartphone personale. Esistono software, soluzioni ad hoc, che ti permettono di gestire a "norma di legge" gli utenti, senza diventare invasivo, pesante. Inoltre offrono strumenti di analisi dei dati, statistiche, sulle quali basare le tue campagne di marketing che andrai a fare in futuro.

Bisogna studiare, pianificare, organizzare in modo accurato il tutto.

Stessa cosa non puoi usare nemmeno whatsapp o i social network. Se un cliente mette un mi piace sulla tua pagina non significa che poi questo ti dà il permesso di bombardarlo su messenger di offerte, link, promozioni, relative ai tuoi prodotti o servizi.

Direi che se c’è un problema in Italia, al di là della questione sociale, diritti, doveri, aziende più o meno limpide, non è da addossare all’e-commerce, ma il problema principale sta nell’approccio che l’imprenditore, l’azienda ha nei confronti della rete.

Difficile mentire, le recensioni dei clienti parlano di te di chi sei veramente. A molte aziende questa cosa non piace. Il web è meritocratico!!

L’approccio corretto al web per un’azienda oggi è fondamentale può fare veramente la differenza. Ma entrare nel web anziché lamentarsi significa avere una visione completamente diversa da quella adottata offline. Significa avere il coraggio di investire a 360° per trovare gli strumenti adatti alla propria realtà aziendale.

Questo è il vero problema dell’Italia non l-e-commerce come molti vogliono farci credere. Coloro che oggi additano al web sono magari gli stessi che fino a poco tempo fa invitavano le aziende ad avventurarsi in questo mondo perché le opportunità erano veramente tante. Ma oggi cambiano idea perché magari non avevano niente da scrivere, erano un pò annoiati.

Che piaccia o no il progresso non può essere fermato e l’e-commerce continuerà a crescere per un bel po' di anni, o sei dentro e lavori o sei fuori, licenzi e poi chiudi.

Se le aziende licenziano potete stare pur tranquilli che la colpa non è dell'e-commerce ma di quegli imprenditori che non hanno saputo crearsi una posizione sul web. Che non hanno saputo innovare, adattarsi al cambiamento in corso.
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