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Impianti elettrici: logica a relè o logica cablata

Introduzione

In questo articolo cercherò di descrivere in modo breve cosa sia la logica a “relè”, detta anche logica cablata.

Logica a relè o logica cablata

Quando si sente parlare di logica a relè o logica cablata si sta parlando di una certa tipologia di “impianti elettrici”, che fanno molto uso di diversi dispositivi (relè, temporizzatori, contattori, ecc…) interconnessi fra di loro per realizzare degli automatismi al fine di controllare una macchina o un insieme di macchine (“processo di lavorazione”).

I vantaggi della logica a relè

La semplicità di utilizzo dei vari dispositivi che consente di realizzare sistemi in grado di portare a termine operazioni, sequenze, anche molto complesse.

I dispositivi utilizzati sono costruiti per essere robusti e adatti a lavorare in condizioni ambientali gravose.

Esistono svariati modelli adatti alle numerose esigenze di utilizzo.

Gli svantaggi della logica a relè

Si fa uso della logica a relè in sistemi automatici piccoli e di semplice funzionalità dove non è previsto che vengano apportare ulteriori e future modifiche all’impianto elettrico.

Se vi è la necessità di modificare il funzionamento dell’impianto, bisogna effettuare delle modifiche sul cablaggio. Se l’impianto è piccolo le modifiche possono essere apportate in modo facile e veloce. Al contrario se l’impianto risulta essere grande e complesso, apportare le modifiche, ricablare i vari dispositivi, diventa molto costoso e dispersivo

In impianti molto complessi i contatti da utilizzare per collegare i vari dispositivi potrebbero non essere sufficienti e di conseguenza si avrebbero problemi di espandibilità, gestione dell’impianto.

Non è possibile interfacciare i dispositivi con periferiche come monitor, stampanti, reti, per a raccolta e gestione dei dati.

La ricerca dei guasti risulta difficoltosa e non immediata.

Conclusioni

In breve la logica a relè consiste  un’insieme di relè interconnessi tramite conduttori elettrici (cablaggi) che realizzano, nel loro insieme, una o più funzioni.

La logica a rel’è si ottiene collegando fisicamente, fra di loro, tutti i dispositivi che compongono l’impianto elettrico, in modo da ottenere un determinato funzionamento, dato dallo schema.

La logica a relè è utilizzata maggiormente negli impianti elettrici industriali, al fine di realizzare sistemi in grado di svolgere in modo completamente automatico o quasi, determinati compiti.

L’uso della logica a relè è adatta alla realizzazione di sistemi di “automazione” piccoli mentre per sistemi più grandi e complessi viene ormai usata la “logica programmata” (“PLC”) di cui vedremo di approfondire in un altro articolo.

Tutti quegli impianti elettrici dove sono collegati fra di loro, pulsanti, relè, contattori, temporizzatori, ecc… sfanno uso della logica a relè.

Dove sono presenti dei PLC (“controllo digitale”) si fa uso della “logica programmata”.

Nota: Tutti gli impianti elettrici civili che industriali devono sempre rispettare le “norme” che disciplinano il settore dell’impiantistica elettrica. 

Spero che anche quest’altro mio articolo vi sia stato utile e vi ricordo che sono sempre a vostra disposizione qualora abbiate domande o consigli in merito.

 

 

 

 

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Segnalazioni: ottiche e acustiche

Introduzione

In tutti gli ambienti (fabbriche, ospedali, uffici, scuole, ecc…) c’è la necessità di segnalare i pericoli, fornire delle indicazioni velocemente e utili al fine di attirare l’attenzione oppure al fine che gli operatori, le persone, seguano obbligatoriamente determinate procedure.

Per fare questo sono stati adottati diversi metodi, alcuni utilizzano i colori come mezzi di segnalazione, altri invece i suoni. 

Codifica Colori

Il colore è uno dei mezzi più efficaci per attirare l’attenzione.

A colori diversi corrisponde un significato specifico.

I colori usati per le segnalazioni devono essere facilmente identificabili e distinguibili dal colore di sfondo.

L’uso di determinati colori deve essere riservato ad applicazioni che implicano la sicurezza.

I colori che vengono usati per i dispositivi indicatori e degli attuatori sono i seguenti:
rosso, giallo, verde, blu, nero, grigio, bianco.

Il significato dei vari colori sono indicati nella tabella seguente

Significato dei colori norme CEI

Nota: Anche nel caso in cui l’informazione viene trasmessa attraverso dispositivi come tablet, smartphone, pannelli touch screen, display, i significati dei colori attribuiti alla sicurezza devono rimanere gli stessi e i colori di quest’ultimi devono essere messi in evidenza.

Al fine di attirare maggiormente l’attenzione delle persone, un’informazione ausiliaria può essere realizzata con l’intermittenza. Maggiore è la frequenza del lampeggio più alta è la priorità del messaggio.

Dispositivi indicatori

I dispositivi indicatori possono essere impiegati per:

  • Fornire un’informazione dello stato dei vari elementi presenti in un sistema;
  • Per confermare il risultato di un comando;
  • Per attirare l’attenzione dell’operatore;
  • Per segnalare eventuali condizioni anormali;
  • Per indicare come eseguire una determinata operazione.

Di seguito riporto una tabella che indica il significato dei colori nel caso di dispositivi riguardanti la sicurezza:

Significato dei colori dei dispositivi indicatori relativi alla sicurezza delle persone, dei beni, dell’ambiente

Di seguito riporto una tabella che indica il significato dei colori nel caso di dispositivi riguardanti la condizione di un processo:

Significato dei colori dei dispositivi indicatori relativi alla condizione di un processo

Di seguito riporto una tabella che indica il significato dei colori nel caso di dispositivi riguardanti lo stato delle apparecchiature:

Significato dei colori preferenziali per dispositivi indicatori relativi allo stato dell’apparecchiatura

Di seguito una tabella che indica in linea generale il significato dei colori dei pulsanti e dei selettori :

Significato generale dei colori, dei pulsanti e dei selettori

Attuatori

  1. Attuatori non luminosi
    Per gli attuatori (pulsanti, selettori, interruttori, relè, ecc…) i significati dei colori sono indicati nella seguente tabella:

significato-colori-pulsanti-selettori

  1. Attuatori per emergenze
    Il colore utilizzato per gli attuatori ARRESTO/DISINZERZIONE di emergenza deve essere ROSSO

  2. Attuatori di ARRESTO/DISINZERZIONE (STOP/OFF)
    Per gli attuatori di ARRESTO/DISINZERZIONE i colori indicati sono BIANCO/GRIGIO/NERO, con una preferenza per il NERO. Anche il ROSSO è ammesso. Mentre invece il verde non deve essere utilizzato.

  3. Attuatori di AVVIAMENTO/INSERZIONE (START/ON)
    Per gli attuatori di AVVIAMENTO/INSERZIONE che provocano la messa in moto dell’apparecchiatura i colori indicati sono BIANCO/GRIGIO/NERO, con una preferenza per il BIANCO. È Ammesso il VERDE. Non si deve utilizzare il ROSSO.

  4. Attuatori di RIPRISTINO
    Gli attuatori di RIPRISTINO (utilizzati con i relè di protezione) devono essere di colore BLU, BIANCO, GRIGIO o NERO. Se gli attuatori di RIPRISTINO agiscono come attuatori di ARRESTO/DISINZERZIONE (STOP/OFF) i colori utilizzati devono essere gli stessi degli attuatori di ARRESTO/DISINZERZIONE (STOP/OFF).

  5. Attuatori Luminosi
    Per quanto riguarda gli attuatori luminosi valgono in linea generale le stesse regole relative agli attuatori che segnalatori. In caso di difficoltà di scelta si userà il bianco, neutro.

Nota: Quando i colori BIANCO e NERO sono utilizzati per distinguere gli attuatori di AVVIAMENTO/INSERZIONE e ARRESTO/DISINZERZIONE, allora il BIANCO deve essere utilizzato per gli attuatori di AVVIAMENTO/INSERZIONE e il colore NERO deve essere usato per gli attuatori di ARRESTO/DISINZERZIONE.

Pulsanti

Ogni pulsante deve essere dotato di una targhetta con l’indicazione letterale oppure di un segno grafico relativo alla funzione svolta. I colori dei pulsanti devono rispettare quanto più possibile le disposizioni delle norme CEI. Il rispetto delle norme permette anche in assenza di eventuali targhette identificative di capire quale funzione svolge un determinato pulsante. I segni grafici di più frequente uso per la marchiatura dei pulsanti sono riportati nella tabella seguente:

Segni grafici per la marcatura dei pulsanti

Di seguito un’immagine relativa ad un quadro elettrico dove attraverso delle spie luminose di colore rosso viene indicata la presenza di alimentazione (corrente/tensione) nel circuito:

Segnlazione ottica presenza alimenazione

Di seguito una tabella per la codifica dei colori per qusiliari di comendo e segnalazione:

Codifica dei colori per ausiliari di comando e segnalazione.

 

Lampade si segnalazione

Le lampade sono degli ottimi dispositivi di segnalazione, infatti attraverso lampade di colore diverso (rosso, giallo, verde, ecc..) è possibile fornire immediatamente delle indicazioni visive utili ad attirare l’attenzione, trasmettere un messaggio o comprendere lo stato dell’impianto.

Segnalatori acustici

I segnalatori acustici (sirene, ronzatori, ecc…) possono essere utilizzati per sottolineare ancora di più l’importanza di un eventuale stato di emergenza di un impianto. È chiaro che i rumori dell’ambiente non devono coprire il segnale acustico, il quale deve essere ovviamente diverso dall’eventuale segnale di evacuazione dell’ambiente di lavoro.

Segnalatori acustici e luminosi

Questo tipo di dispositivi racchiude, solitamente in un unico componente, sia una lampada di segnalazione che un dispositivo acustico.

Conclusioni

Attraverso l’uso dei colori e dei suoni possiamo trasmettere dei messaggi utili per comunicare con le persone che si trovano in un certo ambiente.

Attraverso “lampade di segnalazione” possiamo indicare se una determinata apparecchiatura, è in moto oppure no, se c’è qualche anomalia, oppure se c’è un’emergenza.

In base alla tipologia di impianto elettrico che si andrà a realizzare si potrebbe decidere contemporaneamente di fare uso di segnalatori acustici e luminosi.

La segnalazione visiva e acustica diventa molto importante soprattutto per quanto riguarda la sicurezza.

Segnalare correttamente eventuali pericoli permette alle persone che operano in determinati ambienti di muoversi in tutta tranquillità ed evitare di farsi male.

Le lampade di segnalazione se ben utilizzate possono anche aiutare a rintracciare facilmente i guasti.

Nella rappresentazione grafica di un impianto elettrico è opportuno indicare attraverso la codifica dei colori (RD,GN,YE, ecc…) il colore corretto da assegnere a un ausilire di comando o ad una lampada di segnalazione.

Se avete segnalazioni da fare, suggerimenti utili, per quanto riguarda le segnalazioni ottiche o acustiche non esitate a mettervi in contatto. Vedrò di pubblicare quanto da voi inviato.

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Apparecchi industriali: Individuazione morsetti

Le norme “CEI” forniscono le regole per individuare correttamente i morsetti relativi agli apparecchi industriali a bassa tensione (minore 1000V).

Relè (bobine)

La marcatura dei morsetti dei “relè” (bobine) e di dispositivi analoghi, è riportata nella seguente tabella.

Identificazione morsetti dei relè(bobine) secondo le norme CEI

Contattori

Nei “contattori”, la marcatura dei contatti principali avviene utilizzando i numeri dispari per i morsetti in ingresso e i numeri pari per quelli di uscita.

Numerazione contatti principali dei contattori secondo le norme CEI

Di seguito l’immagine di un contattore a 3 poli della Schneider Electric.
Sulla stesso sono visibili gli ingressi principali 1L1, 3L2, 5L3 e le uscite 2T1, 4T2, 6T3. Sono visibili anche i contatti ausiliari presenti direttamente sullo stesso NO(13,14) NC(21,22) e i contatti di alimentazione della bibina (A1,A2).

Contattore Schneider 3 poli

 

Contatti ausiliari

Nei morsetti dei “contatti ausiliari” il contrassegno è determinato dalla combinazione di due numeri:

  1. Numero di funzione
  2. Numero di sequenza

Nella tabella seguente viene riportata l’identificazione dei morsetti per i contatti ausiliari secondo le norme CEI:

Identificazione dei morsetti per i contatti ausiliari secondo le norme CEI

Di seguito l’immagine di un blocco per contatti ausiliari che può essere montato su un contattore. Sullo stesso sono visibili i numeri che contrassegnano i vari morsetti. Inoltre sono riportati le sigle NC e NO per indicare quali contatti sono “normalmente aperti” e quali contatti sono “normalmente chiusi”.

Blocco contatti ausiliari Schneider Electric

Relè termico

Sul “relè termico”, detto anche interruttore termico, per i contatti principali, la marcatura avviene con la stessa modalità dei contatti principali, come per i contattori. Per in contatti ausiliari, si usano i numeri di funzione dei contatti con funzioni speciali (5,6,8). Come numero di sequenza si utilizza il 9 e se necessario un ulteriore numero si utilizza lo 0(zero).

Di seguito un’immagine riportante la marcatura per i relè termici.

Numerazione dei morsetti relativi ai relè termici secondo norme CEI

Di seguito l’immagine di un relè termico. Si possono notare i contatti di potenza (T1,T2,T3) e i contatti ausiliari NO (97-98) NC (95-96) Nella parte alta sono visibili i tre contatti in rame che vengono inseriti sui contatti principali di uscita del contattore.

Relè termico Schneider Electric

Di seguito una tabella contenente la composizione dei contatti ausiliari presenti sui contattori di potenza.

  1. Relè
  2. Contatti di potenza
  3. Numero di identificazione
  4. Contatti ausiliari

Composizione dei contatti ausilari contattore di potenza

Alcuni contattori sono contraddistinti dalla lettera E, per gli stessi la composizione dei contatti è la seguente:

  1. Identificazione (modello contattore 10E 20E 30E ecc… )
  2. Bobina
  3. Elementi di contatto

Composizione dei contatti ausilari contattori di potenza modello E

Nota: Altre tipologie di contattori, come anche atre tipologie di dispositivi, hanno sigle differenti per l’identificazione degli stessi e relativi morsetti.

Motore Trifase

I morsetti del “motore trifase” sono contraddistinti dalle sigle U1, V1, W1. Se si collegano rispettivamente L1, L2, L3 ai terminali U1, V1, W1 il senso di rotazione sarà quello orario. Se si vuole invertire il senso di rotazione bisogna scambiare due fasi.

Collegamenti morsetti motore asincrono trifase

Nell’immagine sopra riportata sono rappresentati diversi collegamenti relativi ai Motori asincroni trifase.

  1. Morsettiera a 6 morsetti, collegamento delle tre fasi;
  2. Collegamento delle fasi a stella, senso di rotazione orario;
  3. Collegamento delle fasi a triangolo, senso di rotazione orario;
  4. Collegamento delle fasi a stella, senso di rotazione antiorario (inversione di L2 con L3)
  5. Collegamento delle fasi a triangolo, senso di rotazione antiorario (inversione di L1 con L3)

Conclusioni

Per conoscere la disposizione dei vari contatti e relativi morsetti bisogna fare sempre riferimento ai manuali rilasciati dai vari costruttori i quali poi devono sempre attenersi alle norme (CEI, IEC, CENELEC, Ecc…)

Molti contattori e dispositivi vari, riportano stampato sugli stessi quali dei loro contatti sono aperti, chiusi, o se hanno un “contatto di interscambio”, sugli stessi sono presenti le rispettive sigle NO, NC, CO.

In alcuni casi viene riportato lo schema funzionale o di montaggio che aiuta e rende molto più facile capire come collegare correttamente il dispositivo e che tipo di contatti sono presenti nei rispettivi morsetti.

Per iniziare a realizzare i primi impianti elettrici industriali, a capire come collegare contattori, contatti ausiliari, relè termici, ecc… quanto appena riportato vi sarà sicuramente utile.

Rimango sempre a vostra disposizione. Domande, consigli, sono sempre ben accetti. Se volete contribuire, con la pubblicazione di materiale che ritenete interessante, da condividere, fatemi sapere.  

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Arduino: Operatori

Qualunque applicazione informatica, cioè un software, nel caso di Arduino parliamo di uno sketch, deve effettuare delle operazioni sui dati per risolvere un determinato problema.

Queste operazioni consistono a volte in calcoli, somme, moltiplicazioni, divisioni, ecc…

Se volessimo effettuare delle operazioni all’interno del nostro sketch dobbiamo tradurle in linguaggio informatico affinché Arduino sia in grado di riconoscerle e usarle correttamente.

Di seguito elenco brevemente alcuni degli operatori più usati negli sketch di Arduino.

Operatori Matematici

Fra i più semplici ed intuitivi tipi di operatori troviamo gli operatori matematici.

+ Somma
– Sottrazione
* Moltiplicazione
/ Divisione
% Modulo

Per utilizzarli, è sufficiente inserirli all’interno delle nostre espressioni.

Attraverso un operatore matematico possiamo aumentare o diminuire il valore di una variabile.

Esempio, aumento il valore di una variabile:

Int x;
x = 3;
x = x +1;
Il risultato sarebbe 4 (x+1 cioè 3+1)

Esempio, diminuzione del valore di una variabile
Int x;
x = 3;
x = x -1;
Il risultato sarebbe 2 (x-1 cioè 3-1)

Nei due brevi esempi appena sopra elencati abbiamo aumentato e diminuito il valore della variabile x di 1.

Operatori di incremento e decremento

Lo stesso risultato si può ottenere attraverso l’uso di operatori di incremento e decremento come i seguenti:

++ Incrementa di uno
— Decrementa di uno

In pratica avremmo potuto scrivere:
x++ che corrisponde a x = x + 1
x– che corrisponde a x = x -1

Operatori relazionali (di confronto)

Se c’è la necessità di mettere a confronto determinati elementi si fa uso degli operatori relazionali detti anche operatori di confronto.

Gli operatori relazionali si usano in tutti quei casi dove c’è la necessità di stabilire ad esempio se un numero è più grande di un altro, se due quantità sono uguali fra loro oppure differenti, se un numero è minore del valore 0.
In tutte queste situazioni si fa uso degli operatori relazionali come quelli di seguito riportati:

> maggiore
>= maggiore o uguale
< minore
<= minore o uguale
== uguaglianza
!= diverso da

Nota: Scrivere un’istruzione de tipo x = y significa che daremo alla variabile x il valore contenuto nella variabile y, mentre scrivere x == y serve per verificare se le variabili x e y sono uguali.

L’operatore “=” è un operatore di assegnamento. Questo operatore non fa altro che assegnare il valore di una espressione ad una variabile.

Operatori logici

Gli operatori logici sono di solito utilizzati per confrontare due espressioni e restituiscono un valore TRUE (vero) o FALSE (falso).

Gli operatori logici sono tre.

&& AND logico
Esempio di AND logico:
if (x>0 && x<5) // vera se solo se entrambe le espressioni sono vere

|| OR logico
Esempio di OR logico:
if (x>0 || y>0) // vero se una delle due espressioni è vera

! NOT logico
Esempio di NOT logico
if (!x>0) // vera solo se l’espressione è falsa

Dove si usano?

Gli operatori vengono usati nelle istruzioni if, while ma anche nei cicli for.

Approfondimenti

Gli sketch di Arduino si basano sul linguaggio di programmazione “C/C++” quindi le regole che si usano sono praticamente le stesse.

Per chi volesse approfondire il funzionamento degli operatori, conoscere tutti quelli esistenti ed il loro specifico funzionamento, si consiglia di leggere un buon manuale di introduzione al linguaggio di programmazione “C/C+”.

Mio consiglio: C e C++: Le chiavi della programmazione di Carlo A. Mazzone

Inoltre sul programma IDE di Arduino > menu Aiuto > Guida di riferimento si possono trovare maggiori dettagli sugli operatori presenti e come usarli.

In breve

Gli operatori non sono altro che dei simboli o una sequenza di più simboli che inseriti correttamente nelle espressioni, codice di Arduino, permettono allo stesso di eseguire specifiche funzioni matematiche o logiche.  

Con questa breve guida era mia intenzione introdurre in modo molto sintetico quelli che sono e vengono definiti operatori nel mondo di Arduino.
Spero a grandi linee di esserci riuscito.

Se avete segnalazioni da fare, consigli, siete in possesso di materiale che riteniate possa essere utile per approfondire l’argomento “Operatori” non esitate a contattarmi. Vedrò di trovare spazio sul sito per pubblicare quanto da voi proposto.

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Recensione: WordPress. La guida completa. Creare blog e siti professionali di Bonaventura Di Bello

Introduzione

Qualunque sia la vostra passione, se si vuole condividere la stessa in modo professionale con i tanti utenti del web allora la cosa migliore da fare, oltre ad essere già presenti sui vari social network (Twitter, Facebook, Linkedin, ecc…), sta nel realizzare il proprio “sito web”.

Le due strade

A questo punto, per la realizzazione del proprio sito web, potrete decidere di percorrere due strade.

La prima, affidarsi ad una azienda specializzata nella realizzazione di siti web e pagare la stessa per farle realizzare il vostro, quanto avete in mente. I costi nella maggior parte dei casi per avere un sito configurato ed “ottimizzato” iniziano ad aggirarsi intorno le 1000/2000€ e anche più in base alla tipologia di funzioni, aspetto grafico, che si vorrà implementare, adottare.

La seconda strada percorribile sta nel realizzare il tutto da sé a patto che abbiate tanta pazienza, voglia di imparare ma soprattutto tanto tempo da dedicare alla realizzazione e sviluppo del vostro sito web.

WordPress: Il libro consigliato

A questo punto escludendo che vogliate percorrere la prima strada il mio consiglio, senza andare a tentoni, evitare di improvvisare, sta nell’acquistare un buon libro che vi insegni ad utilizzare “WordPress” cioè uno dei migliori “CMS (Content Management System)” in circolazione.

Il testo in questione, secondo me il migliore in assoluto, è il libro di “Bonaventura Di Bello”: “WordPress. La guida completa. Creare blog e siti professionali”.

wordpress-la-guida-completa-bonaventura-di-bello

Libro consigliatissimo per chi vuole imparare a utilizzare WordPress per creare il proprio sito web professionale, partendo da zero.

Perché acquistare il libro di Bonaventura Di Bello?

Il testo spiega in modo semplice e chiaro con un linguaggio alla portata di tutti come muovere i primi passi nell’utilizzo di WordPress.

All’interno dello stesso l’autore, spiega quali sono i requisiti tecnici per usare correttamente WordPress, come effettuare l’installazione e configurazione, come navigare nella dashboard, come creare contenuti, come modificare il layout, la grafica del sito, come creare pagine, menu, moduli di contatto e molto altro.

I linguaggi di programmazione

Gli utenti che hanno poche conoscenze di linguaggi di programmazione (“HTML”, “PHP”, “MySql”, “Java”, Ecc..) attraverso il testo potranno creare da sé, in totale autonomia e con poche difficoltà il proprio sito web professionale. 

NOTA: La progettazione, realizzazione di un sito web professionale è qualcosa di molto complesso da poter descrivere in poche semplici righe ed inoltre molti argomenti con cui ci si troverà ad avere a che fare spaziano in diversi campi come il “marketing”, “SEO” ecc…

Conclusioni

Il libro di Bonaventura Di Bello non fa altro che aprire a tutti gli utenti una porta su questo complesso e fantastico mondo, pieno di opportunità, la realizzazione di siti web. E già una volta imparato potreste realizzare siti web anche per altri. Toccherà voi approfondire di volta in volta per migliorare in base agli obiettivi che avete in mente di raggiungere. Il testo partendo da zero permette anche ai meno esperti di poter realizzare e gestire siti web professionali con molta facilità. Armatevi di tanta pazienza, tempo e non scoraggiatevi di fronte alle prime difficoltà che incontrerete. La soddisfazione di aver creato qualcosa da sé ripaga ogni sacrificio.

Se voleste acquistare il libro relativo, di seguito vi riporto link ad Amazon:
“WordPress. La guida completa. Creare blog e siti professionali”

Qualora abbiate da consigliare altri testi per imparare correttamente ad usare WordPress, se vi e piaciuta, vi è stata utile, la mia breve recensione su questo libro non esitate a contattarmi. Sono qui sempre a vostra disposizione ogni consiglio, critica costruttiva, è sempre utile.

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Teleavviamento diretto di un motore asincrono trifase, lampade di segnalazione, pulsantiera esterna (Esercizio 2)

Dopo aver realizzato il nostro primo impianto industriale tramite “contattore” di cui trovate i dettagli nel mio precedente articolo, “Teleavviamento diretto di un motore asincrono trifase (Esercizio 1)”, passiamo adesso alla fase successiva.

Partendo da uno impianto elettrico simile a quello precedente vedremo di realizzare sempre un “Teleavviamento diretto di un motore asincrono trifase”, ma aggiungeremo allo stesso delle “lampade di segnalazione” e una “pulsantiera esterna”.

Questo tipo di impianto permette di “avviare” e “arrestare” un motore asincrono trifase da due punti, quadri elettrici di comando, diversi.

Gli elementi nuovi che incontreremo rispetto all’impianto precedente sono l’aggiunta di un “pulsante di arresto” “S2” (NC) e un “pulsante di marcia” “S4” (NO). Inoltre utilizzeremo due “lampade di segnalazione” per “avvisare otticamente” l’operatore dello stato in cui si trova l’impianto.

Al fine di evitare inutili ripetizioni, in quanto molti passaggi sono identici al primo esercizio, cercherò di non riscrivere parte di quanto già visto in precedenza. Vi invito alla lettura dell’esercizio precedente per una migliore comprensione del lavoro che si andrà a svolgere al fine di realizzare questa tipologia di “impianto elettrico industriale”.

I dispositivi, materiali, utilizzati

I dispostivi che ci ritroveremo ad utilizzare sono:

  • Pulsante di arresto “S1” (NC), pulsante di marcia “S3” (NO) per la pulsantiera interna;
  • Pulsante di arresto “S2” (NC), pulsante di marcia “S4” (NO) per la pulsantiera esterna;
  • Due lampade si segnalazione “H1” e “H2”;
  • Un contattore tripolare “Q” con tre contatti ausiliari, due aperti e uno chiuso e tre contatti di potenza;
  • Cinque fusibili gruppo “F1” e gruppo “F2” perla protezione del circuito di comando e quello di potenza;
  • Un motore asincrono trifase “M”;
  • Cavo elettrico.

NOTA: Vi ricordo che avere una morsettiera può aiutare molto durante le fasi di cablaggio dei vari dispositivi.

Le attrezzature

Per realizzare l’impianto ci sarà bisogno di dotarsi della stessa attrezzatura usata nell’esercizio precedente.

Gli schemi

Di seguito riporto lo schema funzionale:

Teleavviamento diretto di un motore asincrono trifase, lampade di segnalazione, pulsantiera esterna, schema funzionale

Di seguito riporto lo schema di potenza:

Teleavviamento diretto di un motore asincrono trifase, lampade di segnalazione, pulsantiera esterna, schema di potenza

 

Come collegare il tutto

Leggendo gli schemi funzionale e di potenza si devono effettuare i vari collegamenti fra i diversi dispositivi che lo compongono.

Schema Funzionale: circuito di comando

  • Sul morsetto di uscita dalla quale preleveremo la fase (di solito posizionato sulla morsettiera) collegheremo un cavo e l’latro capo dello stesso lo porteremo all’ingresso del primo portafusibile.
  • Sul morsetto di uscita del primo portafusibile collegheremo un cavo, il capo dello stesso andrà al morsetto di ingresso del pulsante di arresto “S1” (NC). Al morsetto di ingresso del pulsante di arresto “S1” (NC) collegheremo un ulteriore cavo il cui capo andrà collegato al morsetto di ingresso del contatto ausiliario (NC) contrassegnato con il numero “21”. Da quest’ultimo morsetto facciamo un piccolo ponticello che ci consentirà di portare la fase anche sul morsetto di ingresso contrassegnato dal numero “43” che corrisponde al contatto ausiliario (NO).
  • Al morsetto di uscita del pulsante di arresto “S1” (NC) collegheremo un cavo e l’altro capo lo porteremo al morsetto di ingresso del pulsante di arresto “S2” (NC)
  • Al morsetto di uscita del pulsante di arresto “S2” (NC) collegheremo tre cavi, il primo andrà poi collegato al morsetto di ingresso del pulsante di marcia “S3” (NO). Il secondo andrà al morsetto di ingresso del contatto ausiliario (NO) contrassegnato dal numero “13”. Mentre il terzo ed ultimo cavo andrà collegato al morsetto di ingresso del pulsante di marcia “S4” (NO).
  • A questo punto ci spostiamo sul morsetto di ingresso del contattore contrassegnato dalla sigla “A1” e colleghiamo tre cavi. Il primo lo collegheremo al morsetto d’uscita del pulsante di marcia “S3” (NO). Il secondo lo collegheremo al morsetto di uscita del contatto ausiliario (NO) contrassegnato dal numero “14”. Il terzo lo collegheremo al morsetto di uscita del pulsante di marcia “S4”.
  • Spostiamoci adesso sul morsetto di uscita del contattore contrassegnato con la sigla “A2”. Su questo morsetto collegheremo 2 cavi. Il primo cavo lo manderemo all’uscita del secondo portafusibile, dall’ingresso del secondo portafusibile stendiamo un cavo e andiamo al morsetto sul quale abbiamo il cavo di linea “neutro”. Il secondo cavo lo manderemo al morsetto di uscita della lampada di segnalazione “H1”, da questo stesso morsetto faremo un ponte che verrà collegato al morsetto di uscita della lampada di segnalazione “H2”.
  • Al morsetto contrassegnato con il numero “22” che sarebbe l’uscita del contatto ausiliario (NC) colleghiamo un cavo e l’altro capo dello stesso lo portiamo al morsetto di ingresso della lampada di segnalazione “H1”.
  • Al morsetto contrassegnato con il numero “44” che sarebbe l’uscita del contatto ausiliario (NO) colleghiamo un cavo e l’altro capo dello stesso lo portiamo al morsetto di ingresso della lampada di segnalazione “H2”.

NOTA: In base alla posizione dei vari componenti sul quadro di comando, pulsanti, lampade di segnalazione, contattore, contatti ausiliari, ecc… a volte potrebbe capitare che non sia molto conveniente fare i ponticelli fra i vari componenti, come da me indicato qualche rigo più su, ma stendere dei cavi più lunghi, l’importante e mantenere la logica di collegamento. Anche se non tutto è identico a come riportato negli schemi l’impianto funzionerà ugualmente. Ad esempio invece di portare la fase sul morsetto di ingresso del pulsante di marcia “S1” e da qui fare successimvamente un ponte sul contatto ausiliario contrassegnato con il numero “21” (NC) e da quest’ultimo fare ancora un ponticello sul contatto ausiliario contrassegnato dal numero “43”(NO) si potevano collegare direttamente tre cavi all’uscita del morsetto del primo porta fusibile, dove abbiamo la “fase”, e collegarli ai rispettivi morsetti di ingresso per il pulsante di  marcia “S1”, e i due contatti ausiliari “21”(NC), “43” (NO).

Schema di potenza: Circuito alimentazione trifase

Rimane identico al precedente esercizio

Test e collaudo

Una volta realizzato il cablaggio dell’impianto elettrico prima di avviare lo stesso effettuare per sicurezza un’ultima verifica per avere la certezza che tutto sia stato collegato alla perfezione.

Terminata la fase di cablaggio, installazione, verifica, si può passare alla fase di test e collaudo.

Il funzionamento dell’impianto deve essere il seguente:

  • Allo stato di fermo dell’impianto rimane accesa la lampada di segnalazione “H1” che indica lo stato di fermo del motore “M”e che c’è tensione sul circuito.
  • Alla pressione di uno dei due pulsanti di marcia “S3” oppure “S4” si, alimenta, mette sotto tensione la bobina del contattore “Q”.
  • L’alimentazione della bobina del contattore “Q” comanda lo spostamento di tutti i contatti, sia ausiliari che di potenza, appartenenti allo stesso.
  • La chiusura del contatto ausiliario “13/14” in parallelo ai pulsanti di marcia “S3” ed “S4” pretermette alla bobina di rimanere alimentata anche quando uno dei due pulsanti di marcia viene rilasciato (autoritenuta). La chiusura dei tre contatti di potenza alimenta il motore “M” che si avvia.
  • La chiusura del contatto ausiliario “43/44” (NO) fa accendere la lampada di segnalazione “H2” segnalando visivamente l’entrata in funzione del motore. L’apertura del contatto ausiliario “21/22” (NC) fa spegnere la lampada di segnalazione “H1”.
  • Alla pressione di uno dei due pulsanti di arresto, indifferentemente se “S1” oppure “S2” si interrompe l’alimentazione della bobina. Tutti i contatti ausiliari e di potenza tornano allo stato di riposo, il motore si ferma.
  • Allo stato di fermo dell’impianto rimane accesa la lampada di segnalazione “H1” che indica lo stato di fermo del motore e che c’è tensione sul circuito.

Negli istituti professionali

Questo da me appena proposto direi che è un altro ottimo esercizio per tenere impegnati i ragazzi con contattori/teleruttori. Quanto appreso potrà essergli molto utile un domani in ambiente lavorativo.

Le fasi di progettazione e realizzazione

Questo secondo esercizio, come per il precedente, prevede sempre due fasi:

  1. Parte teorica:
    Gli allievi saranno alle prese con il disegno dello schema funzionale e di potenza e la successiva lettura interpretazione degli schemi. Dalla lettura degli schemi dovranno capire e successivamente redigere la relazione tecnica di funzionamento dell’impianto. Sta al docente decidere di far realizzare gli schemi e relazione tecnica direttamente su quaderno oppure tramite software su computer. Gli schemi devono riportare correttamente i simboli, le lettere e i numeri che identificano i vari dispositivi presenti nell’impianto.

  2. Parte pratica:
    Gli allievi saranno alle prese con cacciaviti, forbici, cavi e dispositivi vari per la realizzazione/cablaggio dell’impianto industriale. Successivamente alla realizzazione si procederà al collaudo e gli allievi dovranno spiegare a voce ed usando termini tecnici il funzionamento dell’impianto.

Istituti Professionali Manutenzione ed Assistenza Tecnica

Come riportato anche nel precedente esercizio la valutazione degli allievi viene fatta valutando:

  1. Quaderno o elaborati digitali, del disegno dello schema elettrico funzionale e di potenza, lista dei componenti utilizzati, relazione tecnica di funzionamento, ecc…;
  2. Valutazione del corretto cablaggio dell’impianto, tenendo conto del modo di lavorare, dei tempi per la realizzazione e della cura che l’allievo ci mette nel realizzare il lavoro assegnatogli.

Nota: ovviamente anche se non da me scritto si devono valutare gli allievi, le conoscenze apprese anche attraverso interrogazioni brevi, l’orale, attraverso domande specifiche al campo di trattazione. Gli allievi devono saper esprimere a voce i concetti appresi, saper spiegare il funzionamento di un impianto elettrico civile o industriale, saper riconoscere i vari dispositivi dai simboli riportati sugli schemi.

Conclusioni

In questo esercizio abbiamo realizzato il secondo impianto elettrico industriale di “Teleavviamento di un motore asincrono trifase”. A differenza dell’impianto realizzato in precedenza, quest’ultimo permette di poter “comandare” l’avviamento e l’arresto” di un motore asincrono trifase da 2 punti di “comando” differenti. Come avrete potuto constatare voi stessi anche questo secondo impianto industriale non è molto difficile da realizzare. L’utilizzo di un “contattore/teleruttore” permette in modo facile, veloce e sicuro di comandare un motore che funziona a tensioni elevate (380/400V).  Vi ricordo che l’impianto è stato realizzato attraverso quella che possiamo definire “logica cablata” o “logica a relè”.  

Nel prossimo impianto vedrò di aggiungere quel dispositivo chiamato “relè termico” oppure “interruttore termico” che molti chiamano semplicemente “termica” e la relativa lampada di segnalazione di guasto. Si tratta di un piccolo dispositivo che ha lo scopo di proteggere da “sovraccarico di corrente” il motore asincrono trifase.

Non esitate a contattarmi se avete domande, materiale da condividere, suggerimenti e quant’altro di utile vi passi per la testa.

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Teleavviamento diretto di un motore asincrono trifase (Esercizio 1)

Nel mio articolo precedente, “Contattore o Teleruttore”, ho accennato brevemente su cosa sia un “contattore/teleruttore” e dove lo stesso venga maggiormente utilizzato, cioè negli impianti elettrici industriali.

Adesso quale miglior modo di comprendere il funzionamento di un contattore se non quello di utilizzarlo?

E dunque ecco il primo esercizio pratico che consiglio di fare e cioè avviare un M.A.T. “Motore Asincrono Trifase” utilizzando un contattore.

Questo primo e semplice impianto elettrico industriale prevede l’utilizzo di pochi dispositivi, un contattore, un pulsante di marcia, un pulsante di arresto, cinque fusibili per la protezione del il circuito di comando e quello di potenza, un motore asincrono trifase e ovviamente non può manca all’appello il cavo elettrico.

I dispositivi, materiali, utilizzati

I vari dispositivi che ci ritroveremo ad utilizzare sono:

  • Pulsante di marcia S1
  • Pulsante di arresto S2
  • Un contattore tripolare Q
  • Portafusibili e Fusibili protezione per circuito di comando e di potenza (F1, F2)
  • Cavi elettrici per il cablaggio.

NOTA: Per facilitare il tutto, sia nello schema funzionale che in quello di potenza, non viene rappresentata la morsettiera dove andremo a collegare tutti i nostri dispositivi. L’utilizzo di una morsettiera è molto consigliato in quanto facilita il cablaggio dei vari dispositivi in tutti quei casi nei quali una parte dei collegamenti rimane sempre fissa ad esempio sui pulsanti e le lampade di segnalazione che incontreremo più avanti. Inoltre avere tutti i collegamenti vari disponibili su di una morsettiera può renderci la vita più facile nella fase di ricerca dei guasti.

Le attrezzature

Per realizzare l’impianto ci sarà bisogno di dotarsi della seguente attrezzatura:

  • 1 Cacciavite a croce grande
  • 1 Cacciavite a croce piccolo
  • 1 Cacciavite a taglio grande
  • 1 Cacciavite a taglio piccolo
  • 1 Forbici da elettricista

NOTA: le varie attrezzature usate devono avere manici ed impugnature in materiale isolante. Per i cacciaviti, è preferibile che la punta sia magnetica in quanto in tantissimi casi può rivelarsi molto utile. Se fra le varie attrezzature di cui disponiamo si riesce ad avere anche un “Multimetro Digitale” conosciuto anche come “Tester Digitale”. direi che è un ottima cosa in quanto lo stesso in molti casi potrebbe rivelarsi utile, smeplificarci la vita, soprattutto nella ricerca dei guasti, nella fase di test e collaudo.

Gli schemi

Di seguito riporto lo schema funzionale:

Teleavviamento diretto di un motore asincrono trifase schema funzionale

Teleavviamento diretto di un motore asincrono trifase schema funzionale

Di seguito riporto lo schema di potenza:

Teleavviamento diretto di un motore asincrono trifase schema di potenza

Teleavviamento diretto di un motore asincrono trifase schema di potenza

Come collegare il tutto

Leggendo gli schemi funzionale e di potenza si devono effettuare i vari collegamenti fra i diversi dispositivi che lo compongono.

Schema Funzionale: circuito di comando

  • Per prima cosa prendiamo un cavo e lo colleghiamolo al morsetto dove sarà presente la fase “L1”. Successivamente l’altro capo del cavo lo portiamo sul primo morsetto in ingresso del primo portafusibile.
  • Al morsetto di uscita del primo portafusibile colleghiamo un altro cavo e l’altro capo dello stesso lo colleghiamo al morsetto di ingresso del pulsante di marcia “S1”(NO). Da questo stesso contatto di ingresso facciamo un ponte e portiamo anche un altro cavo da collegare all’ingresso del morsetto ausiliario “NO” presente sul contattore. Impossibile sbagliare perché quest’ultimo può essere identificato dal numero “13”.
  • All’uscita del morsetto del pulsante S1 (NO) colleghiamo un cavo e un po’ come fatto in precedenza facciamo un ponte con l’uscita “NO” del morsetto del contatto ausiliario identificato con il numero “14”. Sempre dal morsetto di uscita del pulsante “S1” (NO)collegheremo un altro cavo e lo porteremo in ingresso al morsetto del pulsante “S2”(NC).
  • Dal morsetto di uscita del pulsante “S2” (NC) stenderemo un cavo che verrà collegato al morsetto del contattore contrassegnato con la sigla “A1”.
  • Rimanendo sempre sul contattore, dal morsetto contrassegnato con la sigla “A2” collegheremo un altro cavo che andrà al morsetto di uscita del secondo portafusibile, dal morsetto di ingresso del secondo portafusibile stenderemo infine un l’ultimo cavo che andrà al morsetto “L2” dove sarà presente il neutro.

NOTA: in questo esercizio sono presenti i portafusibili ma l’impianto potrebbe essere realizzato anche in assenza di quest’ultimi. Saltando alcuni passaggi non dovrebbe essere difficile capire come collegare il tutto in assenza degli stessi. Se volessimo il pulsante di arresto “S2” (NC) potrebbe essere collegato in serie al pulsante “S1” (NO).

Schema di potenza: Circuito alimentazione trifase

  • Dai morsetti dai quali preleveremo l’alimentazione trifase (L1, L2, L3) prendiamo rispettivamente tre cavi e colleghiamoli ai morsetti in ingresso dei rispettivi portafusibili n. 3, 4 e 5. Attenzione a non invertire nessun conduttore. Dai morsetti di uscita dei portafusibili 3, 4 e 5 olleghiamo tre cavi e i terminali degli stessi colleghiamoli sui morsetti presenti sul contattore, contrassegnati dalle sigle 1-L1, 3-L2, 5-L3. È molto importante mantenere la corretta sequenza di ordine dei cavi. Attenzione a non invertire nessun conduttore.
  • Rimanendo sempre sul contattore all’uscita dei morsetti contrassegnati con le sigle 2-T1 4-T2 6-T3 colleghiamo tre cavi che poi andranno ad essere collegati sui morsetti del motore M contrassegnati con le sigle U, V, W. Anche in questo caso è molto importante mantenere sempre la corretta sequenza dei cavi.

NOTA: come detto in precedenza l’avere una morsettiera sulla quale ritrovarsi i vari contatti che a loro volta fanno capo ai diversi dispositivi presenti nell’impianto, sul pannello quadro elettrico, può agevolare e di molto il cablaggio e la ricerca dei guasti.

Test e collaudo

Una volta realizzato il cablaggio dell’impianto elettrico prima di avviare lo stesso effettuare per sicurezza un’ultima verifica per avere la certezza che tutto sia stato collegato alla perfezione.

Terminata la fase di cablaggio, installazione, verifica, si può passare alla fase di test e collaudo.

Il funzionamento dell’impianto deve essere il seguente:

  • Premendo il pulsante di marcia “S1” (NO) viene alimentata la bobina del contattore “Q” di conseguenza si chiudono i vari contatti dello stesso.
  • La chiusura del contatto ausiliario “NO”, presente sul contattore “Q”, essendo collegato in parallelo con il pulsante di marcia “S1”, permette di mantenere alimentata la bobina del contattore anche al successivo rilascio del pulsante di marcia. Questa funzione viene detta autoritenuta.
  • La chiusura dei tre contatti di potenza L1, L2, L3, permette di portare l’alimentazione trifase al motore “M” che così si avvia.
  • La pressione sul pulsante “S2” (NC) interrompe l’alimentazione della bobina del contattore “Q” di conseguenza i vari contatti che si erano chiusi si aprono e il motore si ferma.

Negli istituti professionali

Se si ha in mente di far lavorare i ragazzi con contattori/teleruttori direi di partire da questo primo ma essenziale esercizio di base. Se si vuole facilitare il compito o non si dispone dei portafusibili si può fare a meno degli stessi.

Le fasi di progettazione e realizzazione

Questo primo esercizio prevede due fasi:

  1. Parte teorica:
    Gli allievi saranno alle prese con il disegno dello schema funzionale e di potenza e la successiva lettura interpretazione degli schemi. Dalla lettura degli schemi dovranno capire e successivamente redigere la relazione tecnica di funzionamento dell’impianto. Sta al docente decidere di far realizzare gli schemi e relazione tecnica direttamente su quaderno oppure tramite software su computer. Gli schemi devono riportare correttamente i simboli, le lettere e i numeri che identificano i vari dispositivi presenti nell’impianto.
  2. Parte pratica:
    Gli allievi saranno alle prese con cacciaviti, forbici, cavi e dispositivi vari per la realizzazione/cablaggio dell’impianto industriale. Successivamente alla realizzazione si procederà al collaudo e gli allievi dovranno spiegare a voce ed usando termini tecnici il funzionamento dell’impianto.

Istituti Professionali Manutenzione ed Assistenza Tecnica

Dove ho avuto piacere di insegnare, la maggior parte dei miei ragazzi, anche quelli più scalmanati, quando si trattava di andare in laboratorio per realizzare impianti elettrici diventano delle macchine da lavoro incredibili. Lavorano che è una meraviglia e soprattutto diventano pignoli, gelosi del loro operato. Far realizzare agli stessi questo tipo di impianto elettrico industriale attraverso l’uso di un contattore, giusto per cominciare a scaldarsi, in vista di realizzarne man mano sempre di più complessi, sono sicuro che piacerà a molti di loro.

A scuola, personalmente assegno dei voti agli allievi su due aspetti che per me ritengo fondamentali e sono:

  1. Valutazione del quaderno o elaborati digitali, del disegno dello schema elettrico funzionale e di potenza, lista dei componenti utilizzati, relazione tecnica di funzionamento, ecc…;
  2. Valutazione del corretto cablaggio dell’impianto, tenendo conto del modo di lavorare, dei tempi per la realizzazione e della cura che l’allievo ci mette nel realizzare il lavoro assegnatogli.

NOTA: Gli allievi che si recano in laboratorio per realizzare impianto elettrico devono essere in possesso dei loro elaborati contenenti gli schemi, la relazione tecnica, la legenda dai componenti, ecc…. Soprattutto gli schemi elettrici durante la fase di realizzazione non devono assolutamente mancare. L’allievo interpretando lo schema deve realizzare l’impianto assegnatogli.

Conclusioni

Questo primo circuito di “Teleavviamento di un motore asincrono trifase” non è molto difficile da realizzare. Lo stesso permette di capire fin da subito come funzioni un “contattore/teleruttore” movendo cosi i primi passi in quella che viene definita “logica cablata” o anche detta “logica a relè”.

A breve vedrò di scrivere ulteriori articoli per realizzare impianti elettrici industriali con difficoltà sempre crescente. Utilizzeremo anche più contattori contemporaneamente.

Se avete dubbi, domande, consigli o anche voi volete condividere materiale che ritenete interessante cosi che possa essere di utilità anche agli altri utenti, Contattatemi!!

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Contattore o Teleruttore

Uno fra dispositivi più utilizzati negli ambienti industriali è il “Contattore” detto anche “Teleruttore”.

Si tratta di un dispositivo elettromeccanico simile ad un “Relè” ed è molto utilizzato negli impianti elettrici industriali.

Si differenzia dai normali relè presenti negli impianti elettrici civili in quanto a differenza degli stessi:

  • è molto più robusto
  • è fatto per durare a lungo
  • è costruito in modo da poter gestire correnti e tensioni elevate (300/400V e anche di più).

A cosa serve un contattore?

Un contattore serve ad automatizzare i processi industriali, permettendo di comandare a distanza e in tutta sicurezza i vari macchinari presenti nell’impianto.

Attraverso la logica combinatoria a relè, attraverso l’uso di più contattori collegati fra di loro e l’utilizzo di altri dispositivi come “relè temporizzati”, è possibile attuare degli automatismi che funzionino in completa autonomia o quasi.

I contattori si usano principalmente per controllare macchinari funzionanti e collegati su impianti elettrici “trifase”.

In breve il contattore serve per aprire o chiudere più contatti contemporaneamente al fine di attuare una determinata logica di funzionamento in base a ciò che dovrà fare quel determinato macchinario che andremo a comandare.

Com’è fatto?

Il contattore si presenta come una scatoletta rettangolare, si veda immagine sottostante, sulla quale sono messi ben in evidenza i diversi contatti a loro volta contrassegnati con diverse sigle e numeri.

Le sigle e i numeri servono per:

  1. Identificare i contatti di potenza, in ingresso 1-L1, 3-L2, 5-L3 e in uscita 2-T1, 4-T2, 6-T3.
    A riposo questi contatti sono normalmente aperti (NO).

  2. Identificare i contatti di alimentazione del Contattore “A1” per la fase, “A2” per il neutro.
    Questi contatti servono per alimentare il contattore, eccitare la bobina.

  3. Identificare i contatti ausiliari 13/14 normalmente aperto (NO), 21/22 normalmente chiuso (NC).
    I contatti ausiliari permettono di poter realizzare impianti elettrici industriali complessi.

Contattore Schneider

Upgrade o Espansioni

La maggior parte dei contattori essendo stati progettati per realizzare impianti elettrici industriali abbastanza complessi prevedono la possibilità di espandere le loro funzioni attraverso moduli aggiuntivi.

Se fosse necessario avere più contatti ausiliari NC/NO per realizzare impianti elettrici complessi, abbiamo modo di aggiungerli utilizzando un piccolo modulo da montare direttamente sulla parte superiore del contattore. Se ancora non fosse sufficiente c’è la possibilità di aggiungere ulteriori moduli, contenenti altri contatti ausiliari, da affiancare al contattore espandendo cosi le possibilità di collegamento.

Altri moduli aggiuntivi che si possono collegare al contattore per espanderne le sue funzionalità sono il “relè termico” e il “relè temporizzato” detto ancche “temporizzatore”.

Come Funziona

Alimentando la bobina interna del contattore verrà attivato un meccanismo elettromeccanico che permetterà di aprire o chiudere contemporaneamente tutti i vari contatti (principali o ausiliari) presenti sullo stesso.

Quando la bobina viene alimentata(eccitata):

  • I contatti di potenza si chiudono
  • I contatti normalmente chiusi (NC) si aprono;
  • I contatti normalmente aperti (NO) si chiudono.

Approfondimenti:

Il contattore è un dispositivo monostabile cioè possiede una sola posizione a riposo.

Sul contattore, di qualunque marca esso sia, c’è sempre presente la targhetta contenente i dati di targa che ne indicano le caratteristiche tecniche di funzionamento.

Onde evitare spiacevoli inconvenienti prima di effettuare l’installazione di un contattore come di un qualunque altro dispositivo elettrico/elettronico, è sempre meglio informarsi bene sulle sue caratteristiche tecniche, su come lo stesso debba essere installato, utilizzato.

Nei dati di targa:

  • Viene riportata la tensione nominale d’impiego e cioè la tensione minima e massima che il contattore può supportare sul circuito di potenza.
  • Viene indicata la tensione del circuito di comando e cioè a che tensioni si può far funzionare la bobina. Esistono infatti contattori che funzionano a 24V altri a 50V ed altri ancora a 230V.
  • Sono presenti tante altre specifiche tecniche da tenere sempre in considerazione in base al tipo di impianto che si andrà a realizzare.

Quando si fa ampiamente uso di contattori e dispositivi elettromeccanici per realizzare un impianto industriale stiamo parlando di Logica cablata.

Consiglio:

Per ottenere una maggiore sicurezza è preferibile usare dei contattori che funzionino a tensioni, correnti basse (24/50V). Realizzando il circuito/quadro di comando a tensioni basse differenti da quelle del circuito di potenza, nelle fasi di manovra qualora per qualunque anomalia, disattenzione, un operatore dovesse entrare in contatto con una parte attiva, del circuito/quadro di comando prendendo la scossa, il rischio di infortunio, di farsi male è quasi nullo.

Attenzione!!

Nel circuito di potenza, dove si andrano a collegare le linee trifasi,  le tensioni che circolano nei conduttori sono molto alte. Entrare a contatto con una linea di potenza può significare nel migliore dei casi farsi molto ma molto male, nel peggiore rimetterci la vita.

Prima di effettuare qualunque tipo di intervento su di una linea trifase assicurarsi che la tensione sia stata tolta e soprattutto munirsi di DPI “Dispositivi di Protezione Individuale”, adatti a salvaguardare, proteggere la salute della persona che l’indossa, consentendo di operare con maggiore sicurezza.

Conclusioni

In breve il contattore serve ad aprire, chiudere contemporaneamente dei contatti elettrici, quindi ad alimentare o sconnettere dalla rete elettrica i vari macchinari che sono collegati allo stesso.

L’utilizzo di più contattori collegati in modo opportuno fra di essi, permette di realizzare degli automatismi che come detto qualche rigo più su funzionino in completa autonomia o quasi.

Da questo mio primo articolo sul contattore spero di aver fatto capire cosa sia e come funzioni un contattore. Soprattutto spero di essere stato chiaro e semplice. Essendo l’argomento molto vasto ho cercato di tagliare il più possibile e rendere il tutto molto più facile da comprendere, adatto anche a chi sa poco o nulla di elettrotecnica, impianti industriali.

Con il prossimo articolo magari vedremo di realizzare il nostro primo impianto elettrico industriale che preveda l’utilizzo del contattore, per avviare un motore trifase, cosi da capire meglio come funzioni.

Per qualunque domanda in merito, consigli, critiche, sono qui, non esitate a contattarmi.

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Migliori notebook: novembre 2019. Guida all’acquisto.

Come accennato in un mio precedente articolo, Notebook o Desktop: Guida veloce alla scelta in base al prezzo,  possiamo affermare che esistono tre fasce di riferimento fra le quali è possibile scegliere un computer, notebook o desktop che sia.

Fascia bassa: Con costi che si aggirano intorno alle 199€ fino a 400€/450€. Rientrano in questa fascia tutti quei computer poco potenti utilizzati per operazioni semplici come navigare ad internet, scrivere documenti di testo, inviare e ricevere email, nulla di più.

Fascia media: Con costi che partono dalle 500€ fino ad arrivare a 900€/950€. In questa fascia di prezzo troviamo tutti quei computer che oltre a poter essere utilizzati per le operazioni più semplici permettono, in quanto all’interno degli stessi vengono montati componenti più potenti e veloci (CPU, GPU, RAM, SSD), di far girare anche software più impegnativi. Rientrano in questa fascia tutti quei computer in grado di far funzionare software per il disegno tecnico, per il fotoritocco, per il design. Anche se non in modo non eccezionale possono far girare software per il video editing, per l’animazione 3D, videogiochi di ultima generazione.

Fascia alta: Con costi che partono da 1000€ per arrivare a 1500€ e anche oltre. Rientrano in questa fascia tutti quei computer in grado di far funzionare software di qualunque tipo senza alcun compromesso.

Durante la scelta di un computer bisogna fare molta attenzione ai componenti interni che sono presenti nello stesso. Avere un computer di fascia alta che monti un hard disk tradizionale (HDD) anziché uno di nuova generazione (SSD) significa perdere molo in prestazioni.

Meglio spendere se ne si ha la possibilità, 50/100€ in più per un computer che abbia un componente migliore rispetto ad un altro così da evitare limitazioni fastidiose e nel peggiore dei casi che il sistema funzioni male.

Di seguito vedrò di elencare tre  notebook per ogni fascia di riferimento (bassa, media, alta) così da fare una selezione ristretta dei migliori modelli disponibili per le rispettive fasce di prezzo/prestazioni.  

Notebok

Fascia bassa

Acer Swift 1 SF114-32-P7YP
CPU Intel Pentium Silver N5000,
RAM da 4 GB DDR4,
Hard Disk 128 GB SSD,
Display 14″ FHD IPS LED LCD,
Scheda video Intel UHD 605,
Windows 10 Home in S mode,
Colore Silver


Fascia media

Acer Nitro 5 AN515-52-588Y
CPUIntel Core i5-8300H
RAM 16 GB
Hard Disk 256 GB SSD + HDD 1000 GB
Scheda video NVIDIA GeForce GTX 1050Ti 4G GDDR5
Display 15.6″ FHD IPS LED
Windows 10 Home
Colore Nero


Fascia alta

MSI GL75 9SE-029IT Notebook
CPU Intel Core i7 9750H
RAM 16GB RAM
Hard Disk 256GB NVMe PCIe SSD + 1TB (SATA)
Display 17.3″ FHD
Scheda Video Nvidia RTX 2060 GDDR6 6GB [Layout italiano]
Colore Nero


Prima di procedere all’acquisto di un computer chiedetevi quale sia il vostro budget che avete intenzione di spendere. In base a quello poi viene più facile orientarsi e andare a cercare la configurazione migliore che si riesce ad ottenere per la cifra che avete in mente.

Ci tengo a precisare che i modelli di notebook disponibili in commercio sono veramente tantissimi e sarebbe impossibile elencarli tutti, fare il confronto fra di essi. Tuttavia i notebook da me selezionati per le rispettive fasce di prezzo/caratteristiche dovrebbero soddisfare anche gli utenti più esigenti.

Ricordate che per qualunque richiesta sono qui a vostra dispozione. Non esitate a contattarmi.

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Notebook o Desktop: Guida veloce alla scelta in base al prezzo

Mi capita spesso di trovarmi di fronte a persone che mi chiedono consigli per acquistare un “computer” in base a delle specifiche esigenze.

C’è chi chiede un computer da utilizzare per gaming (videogiochi) chi per fare fotoritocco o montaggio video, chi invece per fare grafica 3D e animazione, chi per fare design o disegno tecnico e infine, ma non per ultimi, ci sono quelli che chiedono un computer solamente per navigare ad internet, elaborare documenti di testo, leggere email.

La parte più difficile sta nel far capire alle persone che fra un computer ed un altro ci possono essere grosse differenze tecniche legate ai componenti interni e di conseguenza anche grosse differenze a livello di prezzo.

Esteticamente alcuni computer possono sembrare simili ma internamente può cambiare praticamente tutto.

Per semplificare un bel po’ senza dilungarmi in lunghe pagine contenenti le caratteristiche tecniche e prestazionali dei vari “componenti” che sono presenti all’interno di un computer cercherò di basarmi su uno dei fattori principali che spinge la maggior parte dei noi alla scelta di un computer anziché di un altro, il “Prezzo”.

Tuttavia, è giusto capire anche un pò del perché a volte ci siano grosse differenze di prezzo e “prestazioni” fra computer.

Per questo motivo non posso fare a meno di  accennare anche se in modo generico a quei componenti che incidono molto sulle prestazioni e anche sul prezzo finale di un computer:
CPU;
Scheda video;
RAM;
Hard Disk.

La CPU, quello che semplicemente viene chiamato da tutti “Processore”, non è altro che il cuore di ogni computer moderno. Per semplicità diciamo che il processore può essere paragonato al motore presente sotto il cofano delle nostre auto. Più il motore è potente, più veloce e reattiva sarà l’automobile. Più il processore è veloce, performante, più il computer sarà a sua volta veloce, reattivo, in grado di farci usare più programmi contemporaneamente. Al contrario se La CPU è lenta il computer diventa lento, non ci è possibile aprire più programmi contemporaneamente e nel peggiore dei casi anche le operazioni più semplici si trasformano in lunghe e snervanti attese. I prezzi delle CPU dipendono dalla loro potenza, prestazioni. I più economici e meno performanti partono dalle 40€ per arrivare a quelli più veloci che possono superare anche i 1500€.

GPU, quella che tutti chiamano semplicemente “Scheda video”, è un componente che si occupa dell’elaborazione grafica gestita dal computer. La maggior parte dei “software” che si occupano di grafica traggono beneficio da una scheda video dedicata consentendo così all’utente di poter lavorare meglio. Se si pensa che il computer che si ha intenzione di acquistare verrà usato principalmente per l’elaborazione di immagini, foto, video, grafica 3D, animazione, disegno tecnico, videogiochi allora non si può fare assolutamente a meno di una buona scheda video. Come per i processori, anche nel mondo delle schede video ci sono modelli meno performanti , poco veloci, che partono da costi di circa 40€ fino ad arrivare ai modelli molto più performanti, molto veloci, i cui costi possono superare la cifra di 1500€.

La RAM (Memoria) potrebbe essere definita come una lavagna all’interno della quale il computer scrive, copia, cancella e riscrive i dati di tutti i programmi che utilizziamo, apriamo e chiudiamo, nel computer. Più grande è la lavagna dove il computer potrà depositare i dati, meglio funzionerà lo stesso. In breve più memoria RAM ha il computer meglio è. Il minimo oggi, nel momento in cui scrivo l’articolo, per non incappare in problemi vari, è avere 8Gb di RAM nel computer. I prezzi di un modulo di RAM da 8Gb partono da 35€. Alcune configurazioni di computer permettono di poter montare moduli di memoria RAM per raggiungere quantità di 16Gb, 32Gb, 64Gb, 128Gb e di andare anche oltre. Com’è facile intuire il prezzo dipenderà dalla quantità di RAM che decideremo di montare nel computer.

L’Hard Disk, detto anche disco rigido, è un altro tipo di memoria utilizzata dal computer per lo stoccaggio dei dati, per consentirci di memorizzare i programmi installati, salvare i vari file, all’interno dello stesso. Ad oggi esistono principalmente due tipologie di Hard Disk, quelli a stato solido (SSD) e quelli tradizionali (HDD). I primi (SSD) sono composti da Chip di memorie che permettono una maggiore velocità di lettura e scrittura dei dati, i secondi (HDD) sono notevolmente più lenti dei primi in quanto realizzati con componenti elettronici e meccanici. In breve gli SSD sono consigliati in quanto la loro velocità rende il computer molto ma molto più veloce e reattivo rispetto ad un hard disk tradizionale(HDD).

Continuando a semplificare il tutto esistono 3 categorie principali di configurazioni che possiamo realizzare:

Fascia Bassa

Se si ha intenzione di usare il computer per fare operazioni semplici come navigare ad internet, elaborare testi, inviare e ricevere email, diciamo lavoro d’ufficio, si può scegliere fra modelli con specifiche tecniche di base. Questa tipologia di computer sono anche i meno costosi, infatti si trovano a prezzi che partono all’incirca da €199,00 per arrivare fino €450,00. I modelli di computer notebook o desktop che rientrano in questa fascia di prezzo non possono far funzionare videogiochi con grafica 3D e avrebbero anche molti problemi a far girare software per l’elaborazione di foto, video, e assolutamente non riuscirebbero a far girare software per grafica 3D, animazione, software per il disegno tecnico.

Fascia Media

Se si cerca un computer che ci permetta di muovere i primi passi, con qualche compromesso, nel mondo del fotoritocco, montaggio video, design, disegno tecnico, si può tranquillamente puntare su computer che si aggirino come fascia di prezzo dalle €500,00 alle €900,00. I modelli che rientrano in questa fascia di prezzo oltre a svolgere in modo più veloce e performante, le operazioni semplici accennate qualche rigo più su, riescono anche a supportare la maggior parte dei programmi per il fotoritocco, video editing, disegno tecnico. Anche se non in modo eccezionale riescono a far girare videogiochi 3D, software per grafica e animazione.

Fascia Alta

In questa fascia rientrano tutte quelle tipologie di computer che per questioni tecniche avendo dei componenti diciamo “specializzati” a svolgere specifici compiti, diventano più potenti e veloci sotto tutti i punti di vista. Questa tipologia di computer possono far funzionare qualunque tipo di software senza alcun compromesso, da quelli più semplici a quelli più complessi e pesanti come giochi 3D, software per grafica e animazione senza dimenticarci dei software per il disegno tecnico. Questa tipologia di computer parte come fascia di prezzo dalle € 1000,00 per arrivare a cifre anche più alte come € 1500,00, € 2000,00 e anche oltre.

Meglio computer Notebook o Desktop?

Dipende dall’uso che si farà del computer. Il computer fisso può andare bene se si lavora sempre nella stessa sede aziendale, ufficio o a casa e quindi non è necessario spostarsi, portare nulla con se. Al contrario se c’è bisogno di lavorare in movimento il notebook risulta senza ombra di dubbio la soluzione migliore.

Personalmente preferisco il computer fisso in quanto più facile da riparare, posso fare upgrade, sostituire componenti ogni qualvolta mi pare e con estrema facilità mentre sul notebook al di là di piccolezze così come lo si compra rimane per sempre.

Requisiti minimi, Requisiti consigliati:

Se per motivi di lavoro, hobby, pensate di dover installare e usare un software specifico, prima di spendere i vostri soldi su un determinato modello di computer con relativi componenti, consiglio di andare a  leggere i “requisiti  minimi” o i  “requisiti consigliati”, che vengono rilasciati dalle rispettiva software house.

Si tratta di un breve elenco di specifiche, hardware e software, che il computer deve avere per poter far girare il programma relativo. Al di sotto di quelle specifiche c’è il rischio che il programma non funzioni del tutto o funzioni male.

Per concludere:

I computer di fascia bassa montano sempre componenti come CPU, Scheda video, RAM e Hard Disk poco performanti e quindi di conseguenza sono anche poco costosi. I computer di fascia media utilizzano componenti migliori, più veloci e potenti e il prezzo com’è comprensibile inizia a salire rispetto ai primi.
I computer di fascia alta montano componenti al top di prestazioni sotto tutti i punti di vista e quindi i prezzi iniziano a salire ulteriormente diventando accessibili a pochi.

Una scelta equilibrata dei componenti permette sia di risparmiare soldi ma anche di far funzionare in modo ottimale il computer.

In base al budget che avete a disposizione e alla tipologia di uso che farete del computer bisogna cercare di acquistare il modello più adatto alle proprie esigenze di lavoro.

Se volete realizzare una configurazione personalizzata e non sieste esperti in  assemblaggio, informatica, vi consiglio di rivolgervi al vostro tecnico informatico di fiducia cosi che sappia consigliarvi bene.

Le fasce di configurazione (base, media, alta) con le rispettive fasce di prezzo ci consento nella maggior parte dei casi di capire fin da subito a quale categoria appartiene un computer e che tipo di lavoro si possa svolgere con lo stesso.

In ogni caso se avete dubbi, chiedete!!

I modelli che vengono messi in commercio dalle varie case produttrici sono sempre tanti e a volte a meno che non si è esperti del settore viene difficile capirne le differenze, conoscere le caratteristiche, le pretazioni.

A volte i Centri commerciali, Amazon, lanciano varie offerte promozionali, sconti, che consentono di risparmiare bei soldini. Ovviamente un computer di fascia alta pur risparmiando tanto non scenderà mai al di sotto di certe cifre. 

Spero di esservi stato un pò di aiuto e avervi tolto diversi dubbi per capire come muovere i primi passi nella scelta di un computer.

Per qualunque necessità, domande, in merito, se avete intenzione o vi passa per la testa di realizzare una configurazione personalizzata o pensate di acquistare un nuovo comuter desktop o notebook che sia non esitate a conttattarmi.